Hikaru Genji, il seduttore che ha incantato dame di corte dell'antico Giappone con poesie scritte su carta profumata e kimono lussuosi, compie quest'anno 1.000 anni, e il suo fascino non sembra affatto diminuito. Gli uomini giapponesi sognano di essere come il "principe splendente", il cui aspetto, intelligenza, gusto fine, e talento per qualsiasi arte, dalla musica e danza alla poesia, hanno spinto alcuni commentatori letterari a soprannominare Genji "il perfetto eroe".
Figlio di un Imperatore e di una concubina, il ragazzo noto come "il principe splendente" per la sua bellezza, è bandito dal trono a causa dello status sociale di sua madre, ma attraverso scaltre manovre riuscirà a diventare uno degli uomini più potenti del Giappone.
Le lettrici tendono a mostrare comprensione per le donne da lui conquistate, il cui destino offre un vivido ritratto dello stato delle donne giapponesi durante il periodo Heian (794-1185). Le giovani nobildonne erano praticamente segregate nelle zone delle case a loro destinate, ed erano costantemente sorvegliate per evitare scandali. Con faccia tosta e giusti metodi di persuasione, Genji durante le buie ore serali riusciva ad avere illecito accesso a molte alcove. La maggior parte delle sue amanti vengono abbandonate allo spuntare del giorno tra le lacrime che inzuppavano le maniche dei loro kimono di seta quando Genji doveva tornare alle sue macchinazioni politiche. Per la loro età o per la loro pazienza giunta al limite della sopportazione, molte amanti di Genji prendono i voti buddhisti.
"La posizione delle donne era estremamente infelice", dice la Setouchi, felice di essere nata in tempi più liberi. "Erano utili solo per organizzare matrimoni politici, e non potevano scegliere da sole il loro marito. Un uomo poteva avere quante donne desiderava, così le donne erano costantemente frustrate".
Sembra che Murasaki Shikibu sia nata nel 973, ma di lei non si sa praticamente nulla, nemmeno la data della sua morte. Suo padre era un funzionario minore di corte e un noto studioso che garantì alla figlia un'educazione basata sui classici cinesi - privilegio questo riservato allora solo ai maschi.
Royall Tyler, studioso australiano autore di una delle traduzioni in inglese del "Genji Monogatari" , dice che il fascino di Genji va oltre la sua complicata vita amorosa, anche se alle donne del periodo Heian, come l'autrice, avevano poca conoscenza della vita politica. "Ciò che stupisce è che sebbene vivesse in un mondo ristretto, quello delle dame di corte, Murasaki Shikibu aveva una forte concezione del mondo nel quale il suo eroe si muoveva. Io ritengo che fosse un autentico genio", dice Royall.
Sebbene l'amore e il sesso siano temi costanti nel romanzo, questi rimangono sempre sfumati, vaghi, facendo solo immaginare ciò che poteva accadere dietro i paraventi di carta. "Alcuni dicono che non vogliono far leggere il libro ai loro figli per via dei contenuti, ma in verità non vi è affatto sesso nel 'Genji Monogatari'. Anche i bambini delle elementari possono leggerlo", dice la Setouchi.
Nonostante il fascino che possa ispirare come romanzo, chiunque si sia dedicato alla traduzione del "Genji" afferma che dal punto di vista della traduzione il romanzo è un vero inferno. "Resistenza", risponde la Setouchi alla domanda quale è la sfida più grande che deve superare un traduttore del "Genji". "Avevo 70 anni quando ho iniziato a tradurlo. Persino gli editori mi chiedevano se pensavo di poter vivere a lungo per riuscire a portare a compimento la traduzione! È stata una scommessa".
A parte il linguaggio arcaico, l'autrice ha seguito la pratica del periodo Heian di non riferirsi a qualcuno con il suo nome proprio, così la maggior parte dei personaggi del romanzo vengono identificati dai loro titoli o da quelli di loro parenti, che cambiavano durante il tempo.
"Volevo che fosse facile da comprendere. Volevo che fosse una lettura comprensibile a molte persone", dice la Setouchi a proposito della sua traduzione. "Non so più quante volte l'ho letto, ma ogni volta era sempre una nuova scoperta".
Fonte: Reuters
È diventata un libro illustrato la storia del poliziotto che perse la sua vita nel tentativo di salvare quella di una donna che per suicidarsi si era gettata sui binari di una stazione di Tokyo.
Sono stati annunciati oggi presso il ryōtei "Shinkiraku" di Tokyo, i nomi degli scrittori vincitori dei premi letterari Akutagawa (芥川賞, Akutagawa Shō) e Naoki (直木賞, Naoki Shō), consegnati dall'Associazione per la Promozione della Letteratura Giappone (日本文学振興会主催, Nihon Bungaku Shinkō Kai) rispettivamente a scrittori esordienti e giovani autori.
I manoscritti dell'autobiografia di Fuchida Mitsuo (淵田 美津雄, 1902-1976), meglio noto come il Capitano che condusse l'attacco aereo su Pearl Harbor l'8 dicembre del 1941 e che trasmise il famoso segnale in codice "Tora, tora, tora!" che indicava che l'attacco a sorpresa era andato a buon fine, sono stati custoditi da suo figlio maggiore per trenta anni e tra breve saranno pubblicati.
I manoscritti descrivono le istruzioni sugli attacchi che Fuchida, allora Capitano di Corvetta della Marina Imperiale Giapponese, impartì all'Imperatore Showa, e raccontano della rivalità tra gli ufficiali per applicare la migliore strategia d'attacco -- storie queste inedite e mai raccontate.
Fuchida comandò lo squadrone aereo dalla portaerei Akagi, che era tra le portaerei usate durante l'attacco di Pearl Harbor.
Fuchida iniziò a scrivere i manoscritti quando aveva 65 anni e continuò a scriverli fino a quando non morì all'età di 73 anni. Dopo la sua morte, suo figlio maggiore, che vive negli Stati Uniti, prese i manoscritti non facendoli vedere a nessuno per una trentina di anni. Due anni fa Nakata Seiichi, giornalista e regista di documentari per la TV, venne a sapere dei manoscritti e iniziò a lavorare con il figlio di Fuchida per metterli in ordine.
Stando ai manoscritti, 18 giorni dopo l'attacco su Pearl Harbor, Fuchida andò con l'Ammiraglio dell'Armata Navale Nagano Osami (永野修身,1880-1947) al Quartier Generale Imperiale per informare l'Imperatore dell'esito degli attacchi, usando fotografie e schizzi realizzati a mano. L'Imperatore rimase affascinato dalle fotografie, guardandole più volte da ogni angolazione. Il rapporto doveva durare 30 minuti, ma fu prolungato fino a 90 minuti. Dopo l'udienza l'Imperatore andò via con le foto, dicendo che le voleva mostrare all'Imperatrice.
Per onorare i nove militari che morirono a bordo dei piccoli sottomarini affondati durante l'attacco, il Quartier Generale Imperiale diede l'oro il titolo di Kyūgunshin (九軍神, Nove Eroi di Guerra), e annunciò che loro erano responsabili dell'affondamento della nave da guerra statunitense Arizona, che in realtà era stata affondata dall'aeronautica giapponese, stando ai manoscritti. Come risultato, lo staff della marina ebbe gran da fare per placare i piloti infuriati perchè non era stato dato loro il giusto riconoscimento.
Genda Minoru (源田実, 1904-1989), allora capo dello staff della Marina Imperiale, era stato un compagno di classe di Fuchida presso L'Accademia Navale e diresse le operazioni aeree nelle prime fasi dell'attacco. Stando ai manoscritti, Genda, che dopo la guerra divenne parlamentare alla Camera dei Consiglieri, nel giugno del 1942, mentre era in rotta verso la Battaglia delle Midway, si lamentava del fatto che non aveva tempo per preparare la battaglia perché occupato a rimettere ordine nella Marina dopo l'attacco su Pearl Harbor.
I manoscritti attribuiscono la sconfitta giapponese all'arroganza dei giapponesi e alla loro scarsa considerazione della flotta navale statunitense. La Marina Imperiale perse quattro delle sue principali portaerei nella Battaglia delle Midway, e la perdita si rivelò essere il punto di svolta per il Giappone nella guerra.
Fuchida fu ferito gravemente in battaglia, ma riusci a riprendersi e ad insegnare all'università navale, diventando poi ufficiale responsabile per le operazioni aeree per la Marina, mantenendo la sua carica fino alla fine della guerra. Dopo aver visto la devastazione causata dalle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, Fuchida si convertì al Cristianesimo e viaggiò per gli Stati Uniti predicando la sua nuova religione.
Leggendo i manoscritti, lo scrittore Hosaka Masayasu ha detto che mai prima di allora un Capitano era stato ricevuto in udienza dall'Imperatore. "È superfluo dire che i manoscritti hanno un grandissimo valore storico. La stessa vita di Fuchida è stata molto interessante perchè era un militare e un cristiano", ha detto Hosaka.

Ben Hills, la cui biografia della Principessa Masako fu aspramente criticata dal governo giapponese, ha dichiarato che la nascita del Principe Hisahito avvenuta lo scorso anno, ha soltanto posticipato la crisi per la successione imperiale. "La nascita dell'erede maschio ha tolto un po' di pressione su Masako e almeno per un'altra generazione la famiglia e il sistema imperiale sopravviveranno", ha dichiarato Hills ai giornalisti.


Tra le prime a battersi per la riforma della posizione sociale e legale della donne giapponesi, Hiratsuka Raichō (1896-1971) verso la fine della sua vita scrisse la storia della sua vita ricca di eventi e di ispirazione: "原始、女性は太陽であった" (Genshi, josei wa taiyō de atta, All'inizio la donna era il sole), pubblicato tra il 1971-73 e tradotto ora per la prima volta in inglese.
La versione inglese comprende i primi due volumi dell'originale versione in quattro volumi. I primi due sono stati scritti da Raichō in persona, mentre gli ultimi due volumi sono editi da qualcun altro. Coprono il periodo della sua vita che va dal 1896 al 1917.
Raichō prese il titolo per la sua biografia dal manifesto di "Seitō-sha", la prima rivista letteraria creata dalle donne per le donne, e fondata dalla stessa Raichō. Nel programma della rivista era scritto: "All'inizio, la donna era il sole. Un'autentica persona. Ora è la luna, una pallida e debole luna, che dipende da qualcun altro e che riflette la brillantezza di qualcun altro...".
Margaret Neuss (traduttrice della Raichō in Germania) ha scritto che l'autrice "esprimeva i sentimenti delle giovani donne che nel clima liberale del periodo Taishō (1912-26), insistevano per una migliore posizione delle donne nella società". La Raichō era anche, come scrive la Craig, "al tempo stesso idealistica e elitista, senza paure e orgogliosa".
Raichō, scrivendo della sua infanzia, dice che era "una bambina solitaria". "Sentivo di avere predisposizione per gli aspetti teoretici e filosofici della vita piuttosto che per gli affari emotivi e letterari". Era anche piuttosto impaziente nei confronti dell'autorità, soprattutto di quella paterna. "Quando mi imbattei in una fotografia di Mori Ōgai, all'istante riconobbi l'espressione nel suo volto - la stessa che aveva mio padre, il volto tipico dei burocrati Meiji". Inoltre "la mia avversione per l'autorità risale a quel giorno, e probabilmente mi accompagnerà fino alla fine della mia vita". Questa ammirabile avversione per l'autorità la condusse alle sue più grandi imprese: i suoi scritti, l'influente rivista letteraria che fondò, e il suo stesso esempio di vita.
Il risveglio che aveva in mente era di tipo buddhista, in particolare quello della scuola Rinzai del buddhismo Zen, nel quale si era totalmente immersa. Raccontò a Morita Sōhei, giovane scrittore del quale divenne l'amante, che "Lo Zen non nega la sessualità, e nessuno pratica lo zazen per sbarazzarsi dei desideri fisici. Piuttosto lo zazen porta la liberazione da questo tipo di desideri".
La Raichō nella sua biografia racconta la sua storia con entusiasmo e candore, e con viva memoria degli odori e sapori della giovinezza. Questa qualità è ben resa nella traduzione, precisa e nonostante questo colloquiale. Ciò che leggiamo nelle pagine e Raichō stessa, una persona reale e ammirevole.
IN THE BEGINNING, WOMAN WAS THE SUN: The Autobiography of a Japanese Feminist — Hiratsuka Raichō, translated with an introduction and notes by Teruko Craig. New York: Columbia University Press, 432 pp., $ 35
Fonte: The Japan Times