
Vestite in ghingheri come vuole la moda del momento -- fluttuanti capelli ondulati, tacchi alti e minigonna -- migliaia di ragazze si sono unite in pellegrinaggio con una sola parola come mantra:
kawaii.
In soli quattro anni dalla sua inaugurazione la
Tokyo Girls Collection -- uno show di moda che più che ad una sfilata somiglia ad un vero e proprio spettacolo -- è diventata rapidamente un evento unico per ragazze e giovani donne sempre attente a tutto ciò che è trendy e soprattutto molto influenzabili da un punto di vista economico.
La Tokyo Girls Collecion, che si svolge poco prima della Settimana della Moda di Tokyo, si distingue perchè mette in mostra la moda di strada, quella che le vere ragazze di Tokyo vestono.
Circa 22000 ragazzine --poche delle quali superavano i 20 anni-- si sono radunate lo scorso 3 marzo per assistere allo show presso la Yokohama Arena, e si sono letteralmente messe ad urlare l'orologio rosa ha dato il via alle sfilate.
Alcune fans hanno viaggiato durante la notte per assistere all'evento, che dura solo un giorno, dove minigonne, gambe magre e calze sexy erano di tutti i tipi. Le compagnie hanno permesso alle ragazze di registrarsi online per comprare i vestiti che vedevano sfilare in passerella, riuscendo a vendere di tutto, dalla biancheria intima ai cellulari alle gomme da masticare.
"Non possiamo fare a meno di urlare quando vediamo dal vivo le
modelle", dice la 23enne Uchiyama Saori.
La sua amica, stessa età, Saito Mie, jeans attillati e stivali rossi, interviene chiedendosi: "Perchè appaino così carine quando indossano quello che indosso anche io?!".
"Carino"-- o kawaii in giapponese -- è la parola chiave del Tokyo Girls Collection. Saori e Mie non riescono nemmeno a ricordare quante volte hanno urlato questa parola durante lo show.
"Lei dice 'kawaii' per qualsiasi cosa!!" afferma Kidoguchi Moyuki a proposito della figlia 18enne, Tomomi che ha accompagnato allo spettacolo. "A volte credo che mia figlia usi questa parola nel modo sbagliato".
Per gli esperti di business, il "carino" in Giappone si è trasformato in una forza con un potere non indifferente sull'economia e anche sull'identità nazionale.
Il kawaii si può vedere ovunque, dalle strade modaiole di Shibuya e Harajuku al successo fenomenale di Hello Kitty, che ha iniziato nel 1974 come una semplice gattina senza bocca su un portamonete, e che ora è diventata la quintessenza delle esportazioni giapponesi nel resto del mondo, apparendo su più di 50000 prodotti in 60 nazioni.
Kurita Nobuyoshi, professore di sociologia presso la Musashi University di Tokyo, ha studiato il fenomeno "kawaii", e afferma che il termine può anche implicare gli aggettivi "accettabile" o "desiderabile".
"Minnie o Hello Kitty rappresentano tutto ciò che è 'kawaii'. Sono personaggi che non resistono nè si oppongono. Non mostrano i loro sentimenti o le loro oopinioni, ma nonostante questo sono accettate e disiderate perchè sono un 'pacchetto' amabile. Proprio come lo sono le modelle di oggi", dichiara.
Il fenomeno kawaii mostra anche la delicata transizione dei ruoli sessuali in Giappone, agli ultimi posti tra i paesi sviluppati in materia di studi sull'uguaglianza femminile.
La popolazione giapponese non cresce, palesando una futura crisi demografica dato anche l'alto numero di donne che preferiscono rimanere single. "Oggigiorno in Giappone molte persone riescono a laurearsi indipendentemente dal sesso. Quanche decennio fa le donne hanno dovuto lottare duramente per farcela in un mondo dominato dai maschi", dice Kurita. "Tuttavia queste stesse donne ora hanno difficoltà ad abbracciare cose tradizionali come il matrimonio. E i media scrivono di loro come se fossere delle perdenti in amore".
Kawaii è diventata la chiave per le donne con istruzione superiore e successo lavorativo.
"Le giovani donne soprattutto riescono a sentire i cambiamenti nella società e adeguarsi così che possano essere accettate. Ora essere kawaii è la carta da giocare per sopravvivere", aggiunge il professore.
Come visto per il successo di Hello Kitty, l'industria del kawaii può anche forgiare una nuova identità per l'intero Giappone. Il Giappone è diventato da solo la seconda potenza economica mondiale fabbricando prodotti, strategia ora usata in paesi emergenti come ad esempio la Cina.
"L'Europa era una società industriale alcuni secoli fa e gradualmente è evoluta in una società culturale. Ciò che rappresenta oggi l'Europa non sono le macchine o i prodotti elettronici, ma Louis Vuitton, Gucci e Chanel. Il Giappone sta percorrendo ora questo percorso a passo svelto. Il Giappone ha iniziato a capire che è difficile mantenere la sua potenza a livello industriale con altri paesi asiatici che stanno emergendo come la Cina, la Corea del Sud e l'India".
Anche le case di moda l'hanno capito -- a loro modo.
Alba Rosa Japan, una delle marche presenti alla Tokyo Girls Collection, è diventata una delle marche più popolari come pioniera del "look da spiaggia", esibito nel quartiere Shibuya di Tokyo da giovani ragazzine abbronzate, coi capelli decolorati e truccate in modo eccentrico e sgargiante.
"Questo mostra come il Giappone inizia ad avere idee della moda più libere e audaci" dice il presidente della Alba Rosa Japan, Akamatsu Shin, a proposito del look da spiaggia. "Fino a qualche tempo fa le donne giapponesi hanno considerato la moda come una sorta di uniforme a seconda di ciò che facevano. Se lavori indossi un tallier con una gonna. Se vai fuori indossi un tubono nero o qualcosa del genere. Ma ora, hanno iniziato ad esprimere se stesse con la moda", aggiunge.
Ma la moda kawaii può essere più complicata quando si tratta di marketing di massa. "Credo che l'essere kawaii sia un'espressione di accettazione. Le persone usano quest'aggettivo d'istinto per dire che sono d'accordo con qualcosa o che piace loro qualcosa. E' come una specie di metro personale ed è difficile per le marche d'abbigliamento oggi ottenere popolarità collettiva".
Ma Akamatsu è fiducioso che kawaii rappresenterà il futuro della moda giapponese attraverso eventi quali la Tokyo Girls Collection, una versione della quale si è svolta a Parigi lo scorso anno e che questo mese raggiungerà Pechino.
"Dobbiamo avere più fiducia nel nostro essere giapponesi e nella nostra moda. Abbiamo il potenziale per fare apprezzare la moda giapponese all'estero come sono apprezzati le nostre macchine, i nostri prodotti elettronici, e il cinema d'animazione".
Fonte: AFP